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Mediazione penale: cos’è e come lavorare nel settore

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mediazione penale mediatore

Cos’è la mediazione penale?

Molti sapranno che la mediazione consente di risolvere controversie in maniera tendenzialmente amichevole senza dover ricorrere ad un giudice, ma quanti sanno che esiste anche il ramo della mediazione penale?

La mediazione è conosciuta per quanto concerne le materie civili. Tuttavia, in Italia si sta diffondendo anche nel penale.

Di che cosa si tratta nello specifico e come lavorare nel settore? Vediamolo in questo articolo.

 

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Che cos’è la mediazione penale e come funziona?

La mediazione penale è la gestione del conflitto fra la vittima e l’autore di un reato, appunto, in ambito penale.

Per risolvere una controversia senza dover ricorrere al giudice, si richiede l’intervento di un terzo individuo imparziale, cioè il mediatore.

Lo scopo nella mediazione penale è quello di raggiungere una riappacificazione che vada a ripercuotersi positivamente sull’intera società, soprattutto considerando il recupero e la riabilitazione del colpevole.

Il primo passo della mediazione penale è avere il consenso scritto di entrambe le parti: vittima e autore del crimine.

Queste devono sapere esattamente come funzionano le procedure ed il meccanismo della mediazione.

Tuttavia, si tratta di un consenso libero e che può essere revocabile in qualsiasi momento, diversamente da ciò che succede nella mediazione civile obbligatoria.

In seguito, da parte del mediatore viene effettuata una proposta di programma riparativo al criminale.

Ciò significa che chi ha commesso il reato deve dimostrare di essersi pentito delle sue azioni, ad esempio attraverso un risarcimento del danno o qualsiasi altra attività significativa ed utile alla società.

È importante però considerare che il programma di giustizia riparativa non può essere imposto all’autore del crimine che si trova in potere di accettarlo oppure no.

Si aprono quindi due scenari:

  • Se il programma proposto viene accettato dal reo, la sua condotta può essere valutata positivamente, il che potrebbe portare a sconti di pena o altre misure che non siano la pura detenzione;
  • Se il piano non viene accettato, non ci saranno benefici, ma ciò non significa che ci siano aumenti di pena.

 

Lo scopo della mediazione penale non è quello di versare necessariamente del denaro alla vittima, ma di incentivare il dialogo e lo sviluppo di un senso di colpa, in modo da scoraggiare situazioni simili in futuro.

È importante sottolineare inoltre che la mediazione penale non è un’alternativa alla condanna; può portare certamente benefici, ma il criminale deve comunque scontare una pena.

 

Chi è il mediatore penale e come lavorare nel settore?

In tutto questo, la figura del mediatore penale diventa fondamentale per la buona riuscita del processo di mediazione.

La sua responsabilità è quella di gestire il rapporto negativo che esiste inevitabilmente fra le due controparti cercando di far loro capire l’utilità di una mediazione di successo.

Questo professionista qualificato appartiene all’amministrazione statale o locale.

Non esiste un albo dedicato ai mediatori penali, ma per ricoprire questo ruolo è necessario frequentare un percorso specifico.

Segnaliamo in particolare il Master di Adsum in “Tecniche della Mediazione Familiare, Penale e Scolastica”, finanziato con Pass Laureati 2022.

Questo corso è finalizzato al potenziamento delle competenze professionali degli operatori giuridici e psicosociali e permette di acquisire efficaci modelli di gestione dei conflitti e mediazione.

Si tratta di un Master dal taglio pratico e dal carattere fortemente interattivo che fornirà ai partecipanti una panoramica completa delle competenze necessarie nel campo della mediazione penale, familiare e scolastica.

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Mediazione penale: dubbi e potenziale

La mediazione penale è una pratica introdotta recentemente e oggetto di alcune critiche:

  • In primis, la differenza tra mediazione civile e penale: se la prima va a buon fine, il processo viene evitato, mentre nel caso della seconda non è così.
  • Se la vittima del delitto riceve “solamente” delle scuse ufficiali senza alcun risarcimento, come mai l’autore di reato potrebbe comunque ricevere dei benefici? Il rapporto non sembra bilanciato.
  • Come visto prima, il consenso nella mediazione penale può essere revocato in qualsiasi momento. Considerato appunto che il condannato può mostrare il suo pentimento attraverso delle scuse, una stretta di mano o un servizio per la società, perché quindi la persona offesa dovrebbe trattenersi nel processo di mediazione se questo non le porta alcun vantaggio concreto?
  • Quando andrebbe attuato e quanto dovrebbe durare il processo di mediazione penale? Subito dopo le indagini preliminari? O forse già prima? E cosa succede se dovesse protrarsi troppo a lungo fino ad arrivare al giorno del processo penale?
  • Se il presunto colpevole accetta di iniziare il processo di mediazione, ciò significa che sta affermando la sua responsabilità, altrimenti non avrebbe senso accettare un programma di riparazione. A questo punto sarebbe sensato attivare la mediazione penale dopo il processo. In qualsiasi altro caso, il presunto colpevole farebbe meglio a rifiutare la mediazione e provare la sua innocenza davanti al giudice.

 

Queste sono le principali criticità che si vedono nella mediazione penale in Italia e che ancora devono essere chiarite.

Tuttavia, in generale, la mediazione consente ad entrambe le parti di risparmiare denaro, elemento non da sottovalutare considerato il costo della giustizia italiana, e aiuta i giudici a smaltire più velocemente le dispute evitando l’accumularsi di cause pendenti.

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